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YOU DON’T NEED A WEATHER MAN TO KNOW WHICH WAY THE WIND BLOWS
di Davide “Fireman”
Sapienza

foto di Davide Sapienza
FIRE è stato un viaggio meraviglioso durato dal 1984 al 1990.
Sette anni che hanno rivoluzionato la mia vita, mentre mi davo da
fare per lavorare come giornalista musicale e autore di libri
dedicati al rock, sette anni che hanno segnato forse l’ultimo grande
slancio del rock come fenomeno veramente incisivo per la
società contemporanea, mentre “altro” stava prendendo il sopravvento
all’interno dell’industria musicale.
Il titolo di questo “saluto” era
il titolo dell’editoriale di FIRE N. 12 dell’estate 1987. Sulla
copertina campeggia la scritta “La stampa informa o deforma?”. Non
che fosse una novità. Ma certamente dal 1987 ad oggi le cose sono
anche peggiorate. “Non c’è bisogno di un meteorologo per capire dove
tira il vento”, diceva questa frase di Bob Dylan. Direi che la cosa
vale ancora oggi. La frase, per la cronaca, era del 1965. Non so
perché nel 1990 decisi di chiudere l’esperienza FIRE. Ne parlai con
gli altri, ricordo bene questo. La squadra era affiatata e peraltro
tutte le persone coinvolte lavorano oggi nel mondo della musica. La
ragazza che faceva i disegni e che a volte impaginava, oggi è mia
moglie, e si chiama Cristina Donà. Durante tutti gli anni novanta,
da quando mi trasferii dalla città alla casa in montagna, FIRE è
sempre stata una presenza occulta nella mia vita, qualcosa con cui
confrontarmi. Come ha detto il mio amico Renato Da Pozzo, “con FIRE
hai fatto la differenza”. L’ho fatta certamente per me, nonostante
già dal 1985 lavorassi come giornalista e autore di libri (il famoso
primo libro al mondo sugli U2, quello con i testi e le traduzioni
per Arcana Editrice).
Le cose sembrano assopirsi, e
poi all’improvviso si risvegliano. Mio fratello Guido conosce
U2Place.com, me ne parla. Io
parlo con Stefano(LAS). Le cose nascono, le idee fioccano, FIRE
rivive come se ci fosse qualcuno e qualcosa che gli chiedono di
togliersi dall’ appisolamento. Riprendo FIRE tra le mani e un po’
soffro, un po’ gioisco, ma lo guardo e lo rileggo e dico, avevamo
fatto qualcosa di davvero grande. La grafica elementare ma efficace
studiata da Marco. Gli articoli, le realtà artistiche di cui
parlavamo solo noi in un momento storico-musicale molto particolare
(con orgoglio ricordo un lungo articolo su Battisti, quando Battisti
non era cool), i nomi nuovi che proponemmo (credo che The
Waterboys debbano molto a FIRE).
Ricordo una cosa importante di
FIRE. A noi non interessava parlare di cosa passava il mercato. Il
mercato lo facevamo noi. Una cosa ci stimolava, ne parlavamo,
proponevamo. Per me, personalmente, FIRE e l’U2 WORLD SERVICE erano
una cosa reale, vera, sincera, dove tutto il sangue e il sudore e la
gioia finivano per creare qualcosa di speciale e di molto potente.
Qualcosa che nell’ottobre del 2004 compirà 20 anni e che, grazie a
questi stimoli proposti da U2 Place vorrei vedere celebrato in
maniera degna. Lo dico con orgoglio e presunzione, ma non credo sia
esistita più una rivista come FIRE nel panorama nazionale, da allora.
Ho scritto per parecchie testate, ma ognuna di esse si è dimostrata
limitata alla propria parrocchia e alla cronaca delle uscite
discografiche. Decine di recensioni, anzi centinaia. Decine di
persone che non hanno cultura e passione vera.
La passione, noi di FIRE,
l’avevamo in abbondanza. FIRE del resto vuol dire proprio quello,
fuoco, passione, ardore. Forse qualcosa riaffiora, nel corso degli
anni ho avuto segnali che non posso trascurare. Che non voglio
trascurare.
Personalmente, io fireman
in carica, tornerò a espormi senza filtri con il mio “primo libro
solista”, dopo sette anni di assenza dalle librerie. Si chiama “I
diari di Rubha Hunish”. Se volete scrivetemi all’indirizzo di
Fireman Day Vid, cliccando
qui. Vi
manderò anche uno scritto inedito sulla musica e su cosa ha
significato per me, anche dopo il ritiro dalla scena giornalistica
nel 1998.
E quando vi capita di avere in zona quella ragazza che
faceva disegni mistici su FIRE a fine anni ’80, che oggi è
un’affermata e straordinaria cantante chiamata Cristina Donà, andate
a vederla. Un po’ di quel fuoco, di quella passione, di quell’amore,
li ha colti anche lei in FIRE.
Un brindisi al risveglio
dunque.
Davide Sapienza
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