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THANK U2 FOR THE FIRE

di Guido Sapienza


Innanzitutto devo ammettere che non è assolutamente facile per il sottoscritto presentare Fire ed il suo valore giornalistico anche se, scusate la modestia, è stato uno degli episodi più interessanti e culturali della stampa italiana a piccola tiratura. Sicuramente posso dirvi cosa ha rappresentato quella fantastica attività per la mia adolescenza.

Oggi ho trent'anni, quindi potrete ben capire, che nel 1984 ero poco più di un bambino strafortunato ad avere una famiglia che mi stimolasse ad avvicinarmi ai giusti valori e alla vera cultura. L'altra grande fortuna era, ed è, avere un fratello come Davide, vero vulcano di idee, pieno di passioni e con una straordinaria forza di volontà capace di portarlo a raggiungere e a realizzare i propri sogni.

Nel mio piccolo, all'interno dell'attività, aiutavo a ricercare rarità, notizie di ogni genere (internet non esisteva !!!), impaginare, imbustare, spedire ed ero completamento mosso dal fuoco U2, allora semisconosciuti in Italia. In effetti, parlando di U2, è importante sottolineare chi erano e cosa rappresentavano allora. Non erano assolutamente le rockstar che sono ora, erano semplicemente quattro ragazzi di Dublino alla conquista del mondo con le loro fantastiche canzoni, veri e propri inni pregni di nobili valori come la pace, l'uguaglianza, la libertà, l'amore, la giustizia. Ovviamente, tra i miei coetanei, ero un pesce fuor d'acqua: musicalmente gli idoli dell'epoca erano Duran Duran, Spandau Ballet, l'emergente Madonna e per i più attenti Springsteen e gli oramai defunti Police ma io, sfoggiavo e urlavo ai quattro venti con orgoglio il mio fanatismo uduano. Potete immaginarvi la delusione di un teenager che non aveva tra i tanti amichetti chi o colui lo seguisse in quest'amore. A quell'età funziona l'equazione famoso uguale bravo ed io ero sconfitto in partenza. Comunque la storia ci ha dato ragione.

Ad ogni modo, a prescindere dalle mie paturnie adolescenziali, ringrazio Davide per avermi educato e trascinato dentro la musica e ad avermi trattato non come un semplice fratellino rompiscatole ma come un vero collaboratore del club.

Per concludere vorrei farmi invidiare un po', riuscite a immedesimarvi e capire cosa significava per il sottoscritto tornare a casa da scuola e sentire in anteprima nazionale The Joshua Tree, essere invitato alla prima cinematografica di Rattle & Hum, incontrare Bono e Adam Clayton in un albergo milanese perché il mio fratellone adorato doveva incontrarli, vedere il concerto di Modena nel 1987 a soli 14 anni muovendomi da Monza apposta per l'occasione (al calar del sole scende un telone con l'albero di Joshua e parte l'organo di Where the streets'. Ho ancora la pelle d'oca)?

Mi rendo conto solo ora, scrivendone, quanto sia stato fortunato a vivere un momento storico della musica rock da una posizione cosi privilegiata. Un grazie anche a Stefano e Rudy per continuare questa storia.

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