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A una
convention di fanzinari, riuniti a Firenze da quell'incosciente di
Giancarlo Passarella (a cui molti undergrounders del rock italico
devono un grazie), l'Omone Che-non-è-più-un Omone collide con Ted
Nylon, poi col sottoscritto, parlando casualmente (?) di Ollio e
Stanlio. E' come digitare una password: i rispettivi, deliranti
database si aprono uno all'altro, la vicenda Lino e i Mistoterital
si connette con quella personale di Davide Sapienza creando una
tempesta magnetica di ridondanze, i cui effetti verranno patiti
lungo quasi tutto il decennio degli Ottanta.
In quella
fase, Davide si presenta come un emissario segreto dell'Isola di
Smeraldo. E' un adepto e la sua devozione è naturalmente gratuita:
Irlanda e U2 sono ancora lungi dal diventare di moda, lui, come noi,
segue le tracce pulsanti di qualcosa in grado di scaldarci il cuore.
Veniamo da anni freddi, piombati, disillusi. Ma abbiamo una
disponibilità da ventenni, un bonus di generosità da spendere senza
tanti calcoli. Siamo disposti a credere anche al Live Aid di Bob
Geldof.
Davide vuole
subito molto bene ai Mistoterital e loro ricambiano, come è nella
loro natura, eccedendo. Non molto tempo dopo, il bravo monzese si
trova a fare cori beatlesiani sotto la pioggia, sulla Torre degli
Asinelli, a Bologna. Ma il filo multicolore che unisce Sapienza, LMT,
i Beatles, l'Irlanda, l'Ispettore Clouseau e Amnesty International
non può essere dipanato in queste poche righe. Meglio concentrare il
ricordo sull'heart organ ufficiale della combriccola (l'house organ
dei Lino era The Fanz, la 'zine autoprodotta).
Vorrei
comunicare, prima di tutto, il ricordo del piacere fisico che mi
produceva l'arrivo postale di Fire. Aprivo la busta e inalavo
profondamente la purezza del prodotto. i volti sobri degli artisti
che ammiravo e rispettavo, l'effetto quadernino, liscio, sotto le
dita. L'urgenza di comunicare con chi, come il sottoscritto,
pregustava l'arrivo dell'albo, mi irradiava in pochi istanti quel
piacere volatile di sentirsi un privilegiato. Uno che condivide,
uno che sa. Le pagine di Fire sono state fra le prime ad accorgersi
di Lino e i Mistoterital, della loro disarticolata voglia di
esporsi. A ben vedere, questo potrebbe essere perseguibile: credo
esistano un paio di codicilli civili sul vilipendio alle casse
armoniche dello Stato.
Però fu vero
amore. Davide parlava con entusiasmo di noi, che a nostra volta
propagandavamo Fire in ogni consesso. Il Sapienza mi chiese poi
qualche disegnetto in tema rockettaro, e di buttare giù riflessioni
sulla "vita da rocker" che cavalcavamo in giro, fra feste dell'unità
e clubbini alternativi. Mi ritrovai collaboratore di Fire, ed è una
delle onorificenze che indosso ancora oggi con maggior orgoglio,
l'otto dicembre (la festa nazionale dei reduci del rock... non lo
sapevate? NO?). Disegnare conigli con la chitarra, fra una
recensione degli Waterboys e un pezzo su Stephen Biko, mi ha diede
un senso di libertà e una consolazione difficile da spiegare. I
miei pitturelli servivano una causa e mi facevano sentire
incastonato in una fettina di novecento, quasi utile, quasi sensato.Per
un Mistoterital non fu cosa da poco.
Fire ha
accompagnato grandi spostamenti emotivi, miei e delle persone che
avevo tutt'attorno. Credo che Davide, the founder, abbia tessuto il
prezioso fascicoletto attorno alle sue/nostre domande, alla
sua/nostra fame di verità. Poi, quando il bozzolo si stava
solidificando troppo, lo ha esploso e ne è uscito da persona nuova,
continuando ad evolversi altrove. E gli U2? Già. Con loro ci siamo
lasciati da amici il 17 luglio '93, allo stadio di Bologna. Loro
dovevano continuare a portare in giro una megattera di luci e suoni,
io ritenni che potessero farcela senza di me.
Roberto Anka
Grassilli
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