|
I MIGLIORI
ANNI DELLA NOSTRA VITA? SENZ’ALTRO MOLTO SEMINALI
di Tiziano
Sossi
Era il 1982
quando ascoltai per la prima volta una canzone degli U2 , credo su
Radio Popolare: era Gloria. A quell’epoca ero in pieno trip
Cure-Police-Japan per cui la cosa che mi colpì era la voce di Bono
che era qualcosa di caldo ed entusiasmante. L’anno successivo mi
arrivò in negozio (lavoravo come commesso in un negozio di dischi ed
ero più o meno intransigente come in “Alta fedeltà” con John Cusack)il
45 giri di Celebration e poi quello di New year’s day. Completamente
andato, ero partito. C’era quell’anno la tournee dei Police e in
molte date avevano come supporter gli U2.
Inutile dire
che aspettai l’arrivo dei miei nuovi idoli. Invece quando arrivarono
in Italia e dintorni i Police ebbero un altro gruppo che preferisco
non menzionare tanto è blasfemo. Sempre per colpa o grazie ai Police
conobbi un bootleggaro di Milano del quale divenni amico e mi
informò dell’annuncio in una bacheca del fan club degli U2.
Immaginate la mia sorpresa quando scoprii che aveva sede nella mia
sonnolenta e sempre in ritardo cittadina, Monza. Un vero colpo di
coda. Quando poi cominciai a trasmettere come dj nella minuscola
Radio Studio Monza , inutile dire che tra i primi ospiti in studio
c’era Davide Sapienza, fondatore del fan club. Quando gli U2
esplosero in Italia con Pride e Unforgettable Fire il fan club aveva
già alle spalle diversi numeri, segno di preveggenza. Dapprima con
piccole recensioni musicali e poi con articoli monografici di cinema
(mia grande passione e ora lavoro a tempo pieno)entrai a far parte
del cast di Fire: ricordo Roberto Benigni, Lucio Battisti, John
Belushi, David Cronemberg, Louis Malle, Herzog, Wenders and so on.
Poi arrivarono tra le interviste, David Sylvian, Marc Almond, Nick
Cave, Giuseppe Bertolucci e perfino Tinto Brass. Fire era anche
ufficialmente rappresentato dal sottoscritto ai Festival di Venezia
e di Cannes. Insomma devo molto a questa rivista nata come fan club
e diventata uno dei pochissimi riferimenti delle nuove tendenze
musicali. Si respirava completa libertà, senza costrizioni di capi
redattori di parte o di pressioni di case discografiche come spesso
accade nelle grandi testate (grandi solo a numeri di copie). Non
c’era comunque anarchia, tutto era ben strutturato pur con le
limitazioni economiche del caso. Ricordo persino che recensii un
disco di Frank Zappa con il testo al contrario o uno di Sylvian
completamente “andato” in poesia, quindi sperimentavamo tutto o ci
era comunque permesso di provare. Dagli U2 (che conservavano lo
spazio per gli abbonati) poi si è arrivati a consigliare caldamente
gruppi come REM, Smiths, Waterboys, Simple Minds in una rivista che
non aveva da invidiare nulla alle altre più celebri. Un periodo che
parte dai nostri vent’anni, senza nostalgia, con molto entusiasmo,
qualche ingenuità ma tanta passione e sincerità.
Tiziano Sossi

|